lunedì 23 giugno 2008
lunedì 16 giugno 2008
Until the last breat..
Fino all'ultimo respiro. Sono in piscina, di notte, le immagini scorrono lente e sfocate. Il mio sudore che non si vede. Chiedo al mio corpo l'ultimo sforzo, anche se so che non ne può più. Siamo alla fine. Ho preparato me stesso per mesi, aspettando questi momenti. Il tifo è lontano, gli spalti lontani, gli sguardi del pubblico anche. Ci sono solo quei dieci metri che mancano, il tempo non vuole passare. Non sento niente, vedo solo il bordo, tremendamente distante. Respiro, finalmente. So che manca poco, non devo mollare. Sfido la fatica, forza, non li sento più i colpi. Dai, dai, colpiscimi. Non li sento più ormai.
Il cuore và a mille, non mi possono più fermare. Ci sono solo io.
Avanti, non li sento più. La fatica è tanta. Le braccia sono pesanti, il cuore accelera. Digrigno i denti, manca poco. Vado avanti solo con la forza della disperazione. Devo buttare il cuore oltre l'ostacolo.
Avanti. Vedo le bandierine, i 5 metri che separano un uomo da un eroe. Gli altri sono alle spalle. Eccoli, i frutti della fatica di ogni giorno. Non devo, non posso mollare. Avanti. Ed eccolo, il bordo. E' arrivato, è la fine. Con l'ultimo sbocco di fatica, tocco.
E' finita. Mi tiro su in piedi , mi tolgo gli occhialini, compagni di mille gare. Mi giro, il pubblico è tornato ad urlare. I miei compagni scuotono il pugno, devo essere stato bravo. Ho paura di guardare il tabellone luminoso. Prendo coraggio. Il mio sguardo si sposta, ecco il mio nome, a luminosi caratteri arancioni. Sopra quello di tutti. Daje, penso, col cuore a mille. Buio; il cuore a mille, ancora una volta. Il sangue scorre impazzito nelle vene. Apro gli occhi, un filo di luce filtra dalle tende della mia camera. Mi tiro su a sedere sul letto. Guardo di fuori, è una brutta giornata di autunno. Il cuore non rallenta. Tutto sembra come prima, ma no. Adesso si va fuori. Adesso si va a spaccare l'acqua. Fino alla fine. Fino all'ultimo respiro.
Il cuore và a mille, non mi possono più fermare. Ci sono solo io.
Avanti, non li sento più. La fatica è tanta. Le braccia sono pesanti, il cuore accelera. Digrigno i denti, manca poco. Vado avanti solo con la forza della disperazione. Devo buttare il cuore oltre l'ostacolo.
Avanti. Vedo le bandierine, i 5 metri che separano un uomo da un eroe. Gli altri sono alle spalle. Eccoli, i frutti della fatica di ogni giorno. Non devo, non posso mollare. Avanti. Ed eccolo, il bordo. E' arrivato, è la fine. Con l'ultimo sbocco di fatica, tocco.
E' finita. Mi tiro su in piedi , mi tolgo gli occhialini, compagni di mille gare. Mi giro, il pubblico è tornato ad urlare. I miei compagni scuotono il pugno, devo essere stato bravo. Ho paura di guardare il tabellone luminoso. Prendo coraggio. Il mio sguardo si sposta, ecco il mio nome, a luminosi caratteri arancioni. Sopra quello di tutti. Daje, penso, col cuore a mille. Buio; il cuore a mille, ancora una volta. Il sangue scorre impazzito nelle vene. Apro gli occhi, un filo di luce filtra dalle tende della mia camera. Mi tiro su a sedere sul letto. Guardo di fuori, è una brutta giornata di autunno. Il cuore non rallenta. Tutto sembra come prima, ma no. Adesso si va fuori. Adesso si va a spaccare l'acqua. Fino alla fine. Fino all'ultimo respiro.
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